Camminare fa bene al cuore, ma contano i minuti e non i passi: quanti ne servono

La durata della camminata incide più del numero totale di passi: ecco perché il cuore risponde meglio.

Da anni si sente ripetere che “10.000 passi al giorno” siano la soglia magica per restare in forma. Un’indicazione pratica, facile da ricordare, ma che non ha mai avuto un vero fondamento scientifico. Oggi, grazie ai dati raccolti dai moderni dispositivi indossabili, la ricerca sta riscrivendo questo concetto con maggiore precisione.

Nella camminata contano i minuti non i passi
Camminare fa bene al cuore, ma contano i minuti e non i passi: quanti ne servono – marchenews24.it

Una delle scoperte più interessanti riguarda proprio la camminata, l’attività fisica più semplice e accessibile. Molti la praticano in modo spontaneo, altri la programmano con l’aiuto di app e smartwatch che monitorano ogni movimento. Ma c’è un dettaglio che spesso sfugge: non sono i passi a determinare il beneficio principale per il cuore, bensì il tempo in cui li si concentra.

La conferma arriva da un grande studio britannico che ha seguito, per anni, decine di migliaia di persone monitorando non solo quanto si muovevano, ma come. Un ricercatore coinvolto nel progetto ha raccontato un aneddoto curioso: tra i soggetti analizzati c’era chi accumulava tanti passi al giorno solo camminando in casa senza mai superare i cinque minuti consecutivi. Risultati alla mano, quei passi non offrivano i vantaggi sperati.

Perché i minuti contano più dei passi

La chiave sta nella continuità dello sforzo. Quando la camminata si mantiene per almeno 15 minuti senza interruzioni, il sistema cardiovascolare entra in una fase di attivazione stabile: il battito si regolarizza, la circolazione migliora, il metabolismo si accende. Questo piccolo dettaglio fa davvero la differenza, perché permette al corpo di ottenere benefici che una serie di brevi tragitti non riesce a generare.

Lo studio, basato sui dati di oltre 33mila persone, ha mostrato che chi cammina per almeno un quarto d’ora consecutivo riduce il rischio di infarto e altri problemi cardiaci più di chi si limita a brevi spostamenti ripetuti. Curiosamente, il numero totale di passi era simile tra i vari gruppi, ma i risultati cambiavano in modo netto. Il motivo è più semplice di quanto si pensi: una camminata troppo frammentata non raggiunge quella soglia di attivazione che rende l’esercizio davvero efficace.

Nella camminata contano i minuti non i passi
Perché i minuti contano più dei passi – marchenews24.it

Anche chi cammina per 10 minuti consecutivi registra benefici significativi rispetto a chi si ferma a cinque. E’ un gradino intermedio, utile soprattutto per chi si sente fuori allenamento e vuole iniziare senza forzare. Bastano pochi giorni di costanza per percepire un ritmo più stabile, una respirazione più fluida e un’energia diversa nel resto della giornata.

I ricercatori ricordano che non si tratta di un rapporto di causa-effetto assoluto. Le persone che camminano più a lungo, spesso, hanno anche abitudini più sane. Tuttavia, la correlazione rimane solida: dedicare un blocco di tempo continuativo alla camminata produce effetti concreti sul benessere cardiovascolare.

Una camminata quotidiana può essere un gesto semplice, quasi banale, e proprio per questo spesso sottovalutato. Eppure, quando viene praticata con continuità, diventa una vera forma di cura. Chi non ha tempo per allenamenti strutturati può partire da qui: scegliere un percorso, mantenere un passo costante e difendere quei 15 minuti come un appuntamento con il proprio cuore. È un impegno minimo, ma capace di migliorare la qualità della vita più di quanto si immagini.