“10 Febbraio. Dalle foibe all’esodo” di Roberto Menia, la presentazione a Macerata

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Domani nell’Auditorium della Biblioteca comunale Mozzi-Borgetti l’evento che rientra nell’ambito delle iniziative volte a celebrare il Giorno del Ricordo

MACERATA – Sabato 19 febbraio, alle ore 17, nell’Auditorium della Biblioteca comunale Mozzi-Borgetti di Macerata, verrà presentato il libro dell’onorevole Roberto Menia, “10 Febbraio. Dalle foibe all’esodo”.
L’evento, che rientra nell’ambito delle iniziative volte a celebrare il Giorno del Ricordo, è stato organizzato dal Comune di Macerata in collaborazione con l’Unione degli Istriani – Libera Provincia dell’Istria in esilio, con la quale l’Amministrazione ha recentemente sottoscritto un protocollo d’intesa per diffondere ed approfondire i drammi delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, in particolare negli istituti scolastici.

Il testo è una raccolta di storie, storie di un mondo che non c’è più, di uomini e donne figli di un popolo, quello giuliano-dalmata, strappato con la violenza dalla propria terra e, oramai, disperso in mille rivoli dall’Italia all’altra parte del mondo. A collegare i racconti un unico filo conduttore: i drammatici giorni delle stragi delle foibe tra il 1943 ed il 1945 ed il seguente esodo degli italiani dell’Istria, Fiume e Dalmazia.

“La grande storia è fatta di tante piccole storie. Si impara e si scopre non quando è scritta in saggi e trattati pervasi di ideologia ma quando la dipingono i fatti, le vicende, i gesti che toccano il cuore. Da queste piccole storie di eroismo e sofferenza, di morte e di vita, di stoicismo e di santità, riemergono dal silenzio le voci di persone comuni, testimonianze vive contro l’ignavia, l’indifferenza e l’oblio, le quali, soprattutto oggi, possono ancora insegnare come si amino la libertà e la Patria. Storie che – come si legge nella prefazione dell’autore – riemergono dai cassetti della memoria di uomini e donne che sono ormai gli ultimi testimoni dell’italianità dell’Adriatico orientale. Storie che non si possono e non si debbono perdere ma, al contrario, tramandare ed affidare alla coscienza nazionale come insegnamento e monito. Storie che rappresentano un grande inno di italianità e di libertà”.