Legambiente presenta i dati sulle spiagge libere e mondo delle concessioni balneari

ANCONA – Nelle Marche le spiagge libere sono sempre meno e continua a crescere il numero delle concessioni balneari. A parlar chiaro è il rapporto Spiagge 2019 di Legambiente, che fotografa una situazione a livello nazionale e regionale complessa e variegata. Parliamo di un Paese dove le spiagge libere sono spesso un miraggio, quelle presenti sono il più delle volte di serie B e poste vicino a foci dei fiumi, fossi o fognature dove la balneazione è vietata.

Secondo i dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nelle Marche, di 4.375 concessioni demaniali marittime, 910 sono per stabilimenti balneari e 87 per campeggi, circoli sportivi e complessi turistici, pari al 61,8% del totale. Un’enormità, se si considera che la lunghezza complessiva delle spiagge è di 113 chilometri. Come se non bastasse, inoltre, ci sono aree interdette alla balneabilità per inquinamento, ma anche aree “abbandonate” ossia non campionate ma comunque non balneabili per motivi che non sono espliciti, per un totale di 6,4% di costa non fruibile a livello regionale.

Il comune di San Benedetto del Tronto, in particolare, risulta quello con la situazione più grave: su appena 9,3 km di spiaggia, sono presenti 116 stabilimenti balneari totali, pari all’87% di costa occupata, con la Riserva Naturale Regionale Sentina a rappresentare quasi l’unica area libera. Sulla costa che unisce Marche ed Abruzzo, tra Grottammare e Francavilla al Mare, inoltre, si contano un totale di 678 stabilimenti su 80 km di costa mentre 25 km sono liberi (il 31,2%), sempre e solo grazie alle Riserve Naturali.

Purtroppo non esiste una norma nazionale che stabilisca una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione. Tale scelta viene lasciata alle Regioni che il più delle volte optano per percentuali molto basse. Le Marche, ad esempio, hanno imposto un limite minimo della linea di costa dedicato a spiagge libere pari al 25%. Davvero irrisorio.

“Questi numeri parlano chiaro: le spiagge della nostra regione sono fortemente a rischio – dichiara Francesca Pulcini, presidente di Legambiente Marche – Per il futuro della costa e di tutte le Marche dobbiamo seguire la strada intrapresa dai modelli di gestione delle aree protette costiere, che hanno permesso di preservare il nostro paesaggio, la nostra biodiversità e di lavorare sul turismo di qualità e attento all’ambiente. La sfida che vogliamo lanciare ai balneari è di ragionare insieme sul futuro delle spiagge italiane partendo da una lotta ai veri nemici del litorale: l’erosione costiera, il cemento e i cambiamenti climatici. Sono i balneari i primi ad essere interessati ad avere prospettive credibili di lavoro e di sicurezza, ma anche ad isolare quanti compiono abusi e illeciti. Le spiagge e il mare sono un bene finito e non rinnovabile che non possiamo permetterci di sperperare. Per questi motivi chiediamo, inoltre, alla Regione Marche di ampliare urgentemente le zone di tutela del nostro litorale e di riavviare l’iter legislativo per l’istituzione dell’Area Marina Protetta della Costa del Conero”.