Sfruttamento del lavoro in un autolavaggio, un arresto a Gabicce Mare

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PESARO URBINO – Nella mattinata del 30.05.2022, i Carabinieri del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Pesaro e Urbino, coaudiuvati dai colleghi del Comando Stazione Carabinieri di Gabicce Mare, e con la sempre preziosa collaborazione del personale dell’ASUR di Urbino, hanno tratto in arresto in flagranza di reato, soggetto di nazionalità egiziana, ritenuto responsabile del reato di cui all’art. 603 bis C.P. (intermediazione e sfruttamento del lavoro aggravato in concorso) commesso nei confronti di due lavoratori egiziani). L’arresto (convalidato dal GIP nella giornata del 01.06.2022 con emissione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere), trae origine da una pregressa attività investigativa avviata e condotta dal mese di febbraio 2022, dai militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Pesaro Ubino, a seguito delle risultanze ispettive di una serie di controlli effettuati all’impianto di autolavaggio sito in Gabicce Mare (PU). Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pesaro, hanno consentito ai militari di individuare una impresa operante nel settore del lavaggio di autoveicoli (con sede legale a Perugia ed unità operative in diverse località del centro Italia), che reclutava cittadini, prevalentemente egiziani, da impiegare come manodopera per lavorare presso l’impianto attenzionato dagli investigatori, in regime di sfruttamento. Gli accertamenti condotti dai Carabinieri del NIL di Pesaro e Urbino attraverso complessi servizi di osservazione controllo e pedinamento, attività tecnica di videoripresa, oltre che controlli ispettivi e acquisizione di informazioni testimoniali rese dai lavoratori, permettevano di far emergere la condotta delinquenziale dell’indagato, che in qualità di datore di lavoro dell’autolavaggio, dirigeva coordinava ed impiegava, anche “in nero”, presso il citato impianto, i lavoratori ai quali corrispondeva una retribuzione oraria di circa € 3,00 per ogni ora di lavoro, a fronte di circa € 8,00 contrattualmente previste, omettendo il pagamento di ogni emolumento accessorio ed obbligatorio previsto dal contratto collettivo nazionale applicato. Dalla attività investigativa, inoltre, emergeva come l’indagato, approfittasse dello stato di bisogno dei lavoratori che si trovavano in condizioni di vulnerabilità e bisogno dettate dalla loro necessità di rinnovare il permesso di soggiorno e dello stato di indigenza in cui versavano, impiegandoli per 12 ore giornaliere, senza consentire la fruizione del riposo settimanale, e fornendo loro un alloggio all’interno di un locale garage, facendoli vivere in pessime condizioni, senza servizi igienici e con alloggi del tutto inadeguati.

Anche le norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro venivano completamente disattese: infatti ai lavoratori non veniva assicurata la formazione ed informazione sul proprio impiego tanto da non consentire loro alcuna protezione dai rischi specifici derivanti dal tipo di mansione svolta. Il risparmio sui costi della sicurezza, ma anche le mancate corresponsioni contributive previdenziali in favore dei lavoratori impiegati, hanno consentito all’indagato di proporre il servizio di lavaggio auto ad un prezzo di mercato particolarmente vantaggioso e quindi di aumentare i ricavi grazie, quindi, allo sfruttamento della manodopera impiegata (da gennaio ad oggi si stima un risparmio sulle retribuzioni e contributi di circa €. 25.000,00 per soli due dipendenti). Al momento i Carabinieri del NIL hanno anche posto i sigilli all’impianto di autolavaggio ed agli alloggi in attesa di effettuare i dovuti accertamenti.

È proprio esercitando in tal modo l’attività di impresa, stabilendo le condizioni esecutive del lavoro e dell’attività imprenditoriale senza partecipare all’attività lavorativa, che si è provveduto creare una concorrenza sleale che “inquina” il tessuto economico della provincia (in virtù dell’applicazione di tariffe “fuori mercato”, ovvero €. 10,00/13,00 a fronte delle almeno €. 20,00/25,00 richieste da altri autolavaggi per ogni singolo lavaggio di autovettura), resa possibile da uno sfruttamento irregolare della manodopera impiegata palesando una vera e propria attività di caporalato negli autolavaggi a basso costo.

È il 17° arresto in provincia (gli ultimi quattro a luglio scorso sempre nell’ambito del settore degli autolavaggi gestiti da imprenditoria straniera) operato dagli uomini del Comando per la Tutela del Lavoro per il reato di caporalato a seguito della riforma del reato avvenuta nel 2016; un dato rilevante che ben rende l’idea sull’impegno profuso dai militari del NIL di Pesaro/Urbino a tutela dei diritti, della salute/sicurezza e della dignità dei lavoratori, troppe volte costretti a lavorare ed accettare le condizioni capestro per estrema necessità.