Pesaro, inaugurato il Museo Archeologico Oliveriano

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Il Museo Archeologico di Palazzo Almerici è uno dei più antichi delle Marche e ha un nuovo assetto che documenta mille anni di storia del territorio

PESARO – Taglio del nastro per il Museo Archeologico Oliveriano finalmente restituito alla città nell’allestimento interamente rinnovato: una tappa preziosa quella del 13 dicembre, all’interno del percorso verso Pesaro Capitale Italiana della Cultura 2024. E a proposito di Pesaro 2024, il museo è stato ammirato in anteprima questa mattina dai rappresentanti delle città finaliste a Capitale Italiana della Cultura 2024 ospiti a Palazzo Almerici per le battute finali della Masterclass conclusiva del progetto ‘Cantiere Città’ promosso dal MIC e realizzato dalla Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali.

Per il sindaco Matteo Ricci l’inaugurazione del Museo Oliveriano è ‘un appuntamento cui tenevamo tantissimo e che siamo contenti sia caduto nelle giornate della Masterclass finale del progetto “Cantiere Città” durante le quali – grazie al Ministero della Cultura e alla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali -, stiamo discutendo insieme a tante altre città che come noi meritavano di essere Capitale italiana della Cultura, di come costruire il nostro futuro sempre più intorno alle politiche culturali. Un futuro che per Pesaro è identitario, occupazionale ed economico e in cui crediamo moltissimo, a maggior ragione oggi che ci accingiamo a compiere questa lunga cavalcata, questo “crescendo rossiniano” verso il 2024. Siamo molto contenti di riaprire le porte del Museo Archeologico Oliveriano – ha aggiunto Ricci – uno tra i luoghi più importanti di Pesaro: qui c’è un pezzo di storia unico e non sempre conosciuto come dovrebbe. Il fatto che il nuovo allestimento renda tutto più fruibile, ci aiuta a migliorare ulteriormente l’attività di divulgazione e il coinvolgimento della cittadinanza, a partire dagli studenti e dei turisti. Il nuovo assetto del museo di Palazzo Almerici è per noi un miglioramento enorme in termini qualitativi e anche un investimento culturale sostanzioso: stiamo parlando 1,2 mln di euro di contributi del Comune, Ministeriali, della Provincia, dell’Ufficio Cultura del Governo Svizzero, della Fondazione Scavolini. «È stato un lavoro complesso che ha richiesto grandi competenze e professionalità e che ci permetterà di avere una rete museale fortissima. Domenica abbiamo accolto al Museo Nazionale Rossini la delegazione delle città finaliste a Capitale Italiana della Cultura 2024, ieri ci ha accompagnato nella titolazione della sala della Sonosfera® ai Musei Civici, oggi è qui insieme a noi a inaugurare il nuovo museo archeologico». Nei prossimi anni accoglieremo altri spazi dedicati alla cultura: abbiamo già ottenuto finanziamenti importanti per il Museo Nazionale della Motocicletta che si realizzerà in via San Francesco e per il Museo Dario Fo e Franca Rame a Rocca Costanza. In questo modo, la rete dei musei della città, nei prossimi anni, si rafforzerà rendendo il nostro territorio più competitivo». Infine il ringraziamento del sindaco alle istituzioni, agli enti, ai professionisti e alle ditte e che hanno sostenuto l’intervento: «Grazie per la pazienza e la tenacia, noi ci credevamo ma la vostra determinazione è stata il contributo fondamentale per arrivare a questo grande risultato».

Continua Daniele Vimini vicesindaco e assessore alla Bellezza del Comune di Pesaro: l’Oliveriano è un museo che è nel cuore e nell’anima dei pesaresi, è un museo che racconta mille anni di storia del territorio ed era chiuso dal 2013: per questo oggi è un giorno davvero importante. Il museo aveva dei problemi strutturali e le collezioni andavano studiate; è stato un progetto lungo e impegnativo e un lavoro di allestimento molto complesso, per questo un ringraziamento va a tutte le realtà coinvolte: Ente Olivieri, Ministero, Soprintendenza e Servizio Opere Pubbliche del Comune su tutti, le aziende fornitrici che hanno lavorato in un momento delicato, la Fondazione Scavolini, la Provincia. Un lavoro che ci restituisce un museo praticamente nuovo con spazi inediti come la biglietteria, che sono funzionali ad un tipo di pubblico fondamentale come quello delle scuole ad esempio. Il risultato è un museo moderno, con un progetto museografico molto curato che può essere considerato uno degli investimenti principali fatti in vista di Pesaro 2024. Ma si tratta anche di un punto di partenza per il racconto della storia del territorio non solo dei suoi confini strettamente urbani ma andando sulle colline verso Novilara, dunque un racconto ampio. Questo di oggi è dunque un momento molto importante verso Pesaro 2024 e verso una riappropriazione da parte della città di un bene che potrà svolgere un ruolo fondamentale e anche alla vigilia di una stagione entusiasmante per la riqualificazione integrale di tanti beni immobili grazie al PNRR come il Palazzo Almerici, Palazzo Mazzolari Mosca e del San Domenico.

Conclude Fabrizio Battistelli presidente Ente Olivieri: La città ha aspettato a lungo ma ne valeva la pena. Si è arrivati a compimento per un’opera a lungo attesa e che ha richiesto e ottenuto la partecipazione di tante e diverse istituzioni L’allestimento è davvero accogliente e rende facile accostarsi all’archeologia da parte dei giovanissimi, uno dei nostri obiettivi primari. E’ veramente bello riaprire questo luogo, incontro di un collezionismo antico settecentesco che a sua volta poi guardava alla classicità e al passato e contemporaneamente già preparava la modernità. Sintesi di passato e futuro che si rispecchia bene anche nel claim che abbiamo scelto per il 2023 per biblioteca e musei oliveriani: ‘cultura era futura’, giocando sul doppio significato del termine ‘era’. E’ fonte di grandissima soddisfazione essere qui e mi unisco al ringraziamento rivolto agli enti che si sono prodigati per il risultato finale.

Per le feste di Natale, dunque, l’offerta culturale cittadina si allarga grazie al nuovo museo; fino al 31 dicembre (unica chiusura il 25 dicembre), l’Oliveriano sarà aperto da giovedì a domenica e festivi dalle 15.30 alle 18.30; ingresso con card Pesaro Cult (costo 3 euro, validità annuale), gratuito fino a 18 anni. In occasione dell’inaugurazione, mercoledì 14 dicembre ci sarà un’apertura straordinaria dalle 15.30 alle 18.30.

‘Nell’ottica di una fruizione il più possibile ampia, dal mese di gennaio – ricorda Brunella Paolini, direttore dell’Ente Olivieri – partiranno anche le visite per le scuole, il mattino dal lunedì al venerdì.’

Gestito dalla Fondazione Ente Olivieri, il museo ha sede al piano terreno di Palazzo Almerici, edificio del XVII secolo nel cuore del centro e nasce dal lascito testamentario di Annibale degli Abbati Oliveri (1708-1789) – geniale erudito settecentesco – attraverso cui arriva a Pesaro e ai suoi concittadini il suo ingente patrimonio bibliotecario, documentario e archeologico. Del lascito Olivieri fa parte anche una notevole quantità di reperti donati dall’amico Giovan Battista Passeri (1684-1780), intellettuale eclettico che ha segnato il settecento pesarese.

Il percorso espositivo

Il nuovo percorso documenta mille anni di storia del territorio – dal periodo piceno alla tarda età imperiale – e si articola in quattro sezioni espositive, vere e proprie chiavi di narrazione dell’intero corpus delle collezioni: la necropoli picena di Novilara, il lucus pisaurensis (importante luogo di culto connesso alla romanizzazione del territorio, scoperto dallo stesso Olivieri sulla collina di Santa Veneranda), il municipio di Pisaurum e il collezionismo settecentesco. All’interno di queste macro-aree l’esposizione è organizzata in ordine cronologico per singoli argomenti. I quattro temi sono introdotti nella prima sala, in modo che il visitatore possa seguire un filo logico all’interno dei diversi ambienti. Qui è esposta la famosa “stele della battaglia navale”, rinvenuta nel 1866 in circostanze sconosciute sulla collina di San Nicola in Valmanente, tra Pesaro e Novilara. Nella seconda sala si ammirano i reperti provenienti da Novilara, una delle più importanti necropoli dell’Età del Ferro, indagata estensivamente per la prima volta dall’archeologo Edoardo Brizio negli anni 1892-‘93. A questi si sono aggiunti di recente i materiali provenienti dagli scavi condotti nel 2012-‘13 dalla Soprintendenza Archeologia delle Marche in un ampio settore della stessa necropoli: si tratta di alcuni dei corredi funebri provenienti dalle oltre 450 tombe maschili e femminili dei secoli VIII e VII a.C.. L’attenzione è posta sulla narrazione della società del tempo, per quanto ricostruibile tramite la simbologia del rito funebre. Proseguendo in ordine cronologico, l’esposizione dei cippi del Lucus Pisaurensis introduce alla terza sala, interamente dedicata alla Pesaro di età romana. Le più antiche are votive del Lucus testimoniano che già nel III secolo a.C. – prima dunque della fondazione della colonia di Pisaurum (184 a.C.) – persone provenienti dal Lazio si erano insediate sul territorio pesarese. All’interno di una sezione destinata alle divinità viene esposta la celebre epigrafe bilingue (etrusco e latino) di Lucius Cafatius indovino che praticava l’arte degli aruspici. Si prosegue con il racconto degli edifici pubblici della Pisaurum di età imperiale, tramandato dalle testimonianze epigrafiche. Viene poi data voce agli abitanti di Pisaurum, attraverso le epigrafi che ricordano la presenza di sacerdoti e sacerdotesse, maestri, soldati, fabbri, addetti alle lavorazioni navali e molto altro. La sezione si conclude con numerose epigrafi funerarie.

Negli ultimi due ambienti della terza sala trova spazio, infine, il collezionismo settecentesco di Passeri e Olivieri con un esempio per ogni tipologia delle numerose categorie di oggetti che componevano le due collezioni (bronzetti di divinità, lucerne, vasi dipinti, altro). L’insieme degli altri reperti, posto in secondo piano alle spalle di questi elementi, suggerisce l’idea di una wunderkammer particolarmente suggestiva per il visitatore grazie ad un senso della tridimensionalità molto forte.

Il progetto museografico

Intervenire su un museo esistente non è mai semplice; spesso si pensa agli edifici storici come contenitori da riempire successivamente con vetrine, tavoli, supporti per i reperti archeologici. Nel caso dell’Oliveriano, l’obiettivo è stato di creare uno spazio integrato che parli delle collezioni e allo stesso tempo rimandi al vasto territorio di Pesaro. Si è scelto così di lavorare in modo radicale: l’idea guida è stata quella di pensare la ‘scatola’ (lo spazio architettonico) parte del disegno del museo, in modo da creare un ‘ambiente integrato’ e avvolgente dove architettura storica, reperto e supporto interagiscono tra di loro. Ogni sala racconta storie antiche e recenti della città legate ai diversi gruppi di oggetti. Per coinvolgere emotivamente il visitatore si è guardato al linguaggio dell’arte: in questo senso l’allestimento è un omaggio a Jannis Kounellis, grande maestro dell’arte italiana, e alla sua lezione sull’uso poetico del frammento.

I numeri e i soggetti coinvolti

Il nuovo Oliveriano dà forma al progetto scientifico proposto ed elaborato da Chiara Delpino (archeologa del Ministero della Cultura) ed è stato curato e finanziato dal Comune di Pesaro con un importo totale di 1.225.469 euro – di cui 229.635 per il risanamento del museo e 995.834 euro per i 4 stralci dell’allestimento permanente – e dal Ministero della Cultura che attraverso il Segretariato Regionale delle Marche ha destinato ai lavori di riallestimento 150.000 euro. Anche la Provincia di Pesaro e Urbino ha fornito un contributo di 31.365 euro. Un ulteriore finanziamento di 100.000 CHF è stato concesso dall’Ufficio Cultura del Governo Svizzero per il progetto di restauro dei corredi della Necropoli di Novilara, elaborato dai funzionari della Soprintendenza delle Marche (Fabio Milazzo e Chiara Delpino). La Fondazione Scavolini ha sostenuto il restauro di 5 corredi funerari della Necropoli. Per il Comune di Pesaro, i lavori sono stati coordinati dall’ingegnere Maria Cristina Rossi/Servizio Opere Pubbliche. Il progetto museografico è firmato da STARTT (studio di architettura e trasformazioni territoriali) fondato da Simone Capra, Claudio Castaldo e Dario Scaravelli. I restauri sono a cura di: Mirco Zaccaria, Renaud Bernadette, Federica Russo, Giorgia Gili, Cristiana Giabbani, Laura Petrucci. Imprese esecutrici: Mancinelli Allestimenti/Pesaro per la realizzazione dell’allestimento, Dago/Pesaro e Fano per gli impianti, Montenovi/Roma per la movimentazione delle opere d’arte, Gambini Restauri/Pesaro per le opere edili, DL Impianti/Longiano (FC) per la sicurezza, ing. Andrea Cardinali/progetto impianto elettrico. Testi: Chiara Delpino, Valeria Valchera, Oscar Mei. Grafica: Giorgio Donini con Silvia Borghetto, Katia Fornaroli, Michele Marchionni.