POETARE di Monica Baldini

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FANO – “Un libro portentoso, invasivo ma non invadente, penetrante, ossesso come spesso ho trovato scritto. Un libro di quelli che vuoi finire presto, velocemente per capirne il senso, il senso del ritmo e poi magari per rileggerlo una seconda volta.

Non c’è un romanzo che si sonda, non c’è solo poesia, ma ci sono forse entrambi in una tensione che si sprigiona forte e libera a ritrovare la sua autentica danza nel lettore. Le lettere prendono il largo poi si restringono su singoli episodi a toccare la concretezza dell’esistenza e di nuovo risalgono in un valzer, in un sogno se il valzer è “scrivere un sogno in lettere d’oro e d’aria”.

“A un certo punto non so come siamo arrivati a dirci che nella vita c’è una scelta fondamentale: dire sì o dire no all’esistenza, al suo mistero. E allora – ti giuro dovevi esserci – mentre lui sorrideva e con gli occhi luminosi mi intendeva bene ho cominciato a dirgli, quasi lacrimando: “Francisco, io e te abbiamo un comune destino, un compito uguale. Mentre gli altri questo sì devono pronunciarlo e possono tenerlo anche segreto, io e te dobbiamo mostrarlo”.

Rondoni parlava del suo incontro con un ragazzino di quattordici anni, invalido dalla nascita, intelligentissimo. La poesia (ed il poeta) è l’arte di esistere al mondo come parola nel poetare e come corpo nella danza. “Siamo tutti sempre nuovamente stupiti dinanzi al segreto del danzare, come del poetare – ovvero del rendersi presente, al massimo grado, dell’uomo come corpo e parola”.

“L’uomo danza e spesso non sa bene perché. Siamo fatti di danza siamo fatti di ritmo ed eternità./Noi siamo quelli della danza di ritmo ed eternità/ Di fronte al discepolo del Nazareno, il tarantolato Paolo, danzavano le tarantolate./Cercavano la guarigione./Nessuno danza veramente se pensa di essere sano e guarito./Se pensi d’esser in equilibrio non puoi conoscere la danza./Noi siamo quelli della danza perché abbiamo l’anima ferita./E la mia anima è ferita se è ferita l’anima del mio fratello, della mia sorella./( …)Nessuno danza veramente se danza da solo./Noi siamo quelli della danza, non ditelo in giro:ci stiamo preparando al volo”, estratti da “Noi, il ritmo – Taccuino di un poeta per la danza (e per una danzatrice) di Davide Rondoni, La nave di Teseo.

Anche nei più grandi poeti, quelli che sanno di fare su questa terra un compito che è un servizio reso agli altri, di espiare una vocazione che li porta a raccogliere le sementi di sentimenti e coronarli per presentare quello che della vita non è comprensibile ma che può comprendersi per farci meglio entrare nello spettacolo, anche lì si coglie s’annida il dolore, la nostalgia, il vagare, il farsi trasportare e poi il desiderio che brucia di leggere nell’invisibile le tracce, le orme di un mistero che nei vocaboli e nei gesti danzanti può farci compagnia, allietare e cantare nell’intimo per i giorni.

Queste pagine scorrono, franano perché dense, scuotono e ti pongono come di fronte al mistero del cielo grande e immenso, alle sue stelle, alla sua luce, ai fiori che gemmano per te da sempre e al tuo andare e venire, al danzare e scrivere, leggere, all’umanità che si innamora e vuole sognare, evadere dai limiti spazio temporali. E’ un sogno che compi a occhi aperti verso una maggiore coscienza e ti scava, ti rode ma ti dà anche un carico di adrenalina che ad ogni stagione è buona per andare avanti! Sono volata dopo “Questa è New York”, tra i bar,  le conferenze di Mosca citate o tra gli scambi con Franchini illuminanti.

E confermo che da un appuntamento domenicale, il senso del ritmo ti porta dove non sai ma dove puoi essere felice. La danza è già in te come le parole della tua vita e se le segui, sapranno dirti di loro, di te e degli altri e inizierai a danzare. Il ritmo presuppone almeno due elementi, anzi tre, mai è solo. Vivere non può essere rapportarsi con sé stessi e donarsi a sé ma all’altro in uno scenario relazionale che ci comprende.

“Chi danza fissa con amore la vita dell’altro, il viso imprendibile”. “Noi, il ritmo – Taccuino di un poeta per la danza (e per una danzatrice)” di Davide Rondoni, La nave di Teseo.