San Benedetto del Tronto, il segno di Livio Ceschin in mostra alla Palazzina

Mostra CeschinSAN BENEDETTO DEL TRONTO – Le acqueforti e puntesecche di Livio Ceschin, veneto con all’attivo tantissime rassegne personali, con opere che hanno arricchito i lavori di grandi artisti contemporanei come lo scrittore Mario Rigoni Stern, lo storico dell’arte Ernst Gombrich e il fotografo Henry Cartier–Bresson, sono in esposizione alla Palazzina Azzurra fino al 5 agosto (orario 18- 24) nella mostra “L’eredità del segno”.

E’ la natura il tema privilegiato dell’artista veneto. Come scrive Marta Silenzi nella presentazione critica della mostra, “nelle opere di Livio Ceschin risuonano eco boschive, suoni di natura diffusi e veleggianti sulle terre e sui fogliami, è udibile un brulichio atmosferico oltre i tronchi d’albero e un frusciare di rami nel vento e sull’acqua di questi angoli di suolo che cerca e trova dove perlopiù l’uomo non sembra essere ancora passato”.

In mostra sarà a disposizione un video illustrativo delle tecniche utilizzate e il catalogo edito da Skira dell’intera opera rappresentata. Evento nell’evento, da segnalare che questa sera, sempre in Palazzina, verrà presentato il volume di poesie dal titolo “Violaine” di Rossella Frollà che accoglie 13 incisioni a commento delle liriche, le stesse che il pubblico potrà vedere esposte in mostra.

Il connubio artistico tra l’incisore e la poetessa nasce da una comune sensibilità per i temi scelti da entrambi. Scrive sempre Marta Silenzi: “Le dodici acqueforti/puntesecche che illustrano il libro riguardano una scelta della stessa Frollà, secondo un criterio comparativo col contenuto di alcuni suoi passaggi poetici molto vicini per malia ed atmosfera. La natura morbida o impervia, incontaminata, i colombi, gli angoli familiari in forma di ricordi, vagheggiamenti gravidi che scivolano tra i versi come nei tratti incisi … viene da pensare a Emily Dickinson, a quanto il suo occhio interiore riusciva a penetrare l’elemento naturale o il suo ascolto captare vibrazioni domestiche – pur non essendo quasi mai uscita dai confini della sua camera, anche lei “chiusa” eppure liberata”.