Pesaro, successo per “Uno nessuno centomila” con Enrico Lo Verso

PESARO – Su un palco disadorno, cinto soltanto di poche cornici grigie opache appese come a grappolo sui due lati, uno strepitoso Enrico Lo Verso ha reso omaggio a quell’intramontabile Vitangelo Moscarda del notissimo drammaturgo Luigi Pirandello.

Con adattamento e regia di Alessandra Pizzi vincitrice del Premio Franco Enriquez 2017 per la regia e con ulteriore premio per il migliore attore protagonista volto all’attore siciliano, ha preso avvio ieri sera dopo una precedente posticipazione causa neve, lo spettacolo teatrale Uno nessuno centomila al Cineteatro Loreto di Pesaro.

In tournée dall’estate del 2016, “Uno nessuno centomila” è salito sui più importanti palchi italiani ed internazionali raggiungendo il numero di 280 spettacoli, come ha precisato Lo Verso che dopo un lungo periodo di non recitazione durato dodici anni, oggi sta registrando pieno successo e approvazione ovunque vada con la rivisitazione teatrale dell’opera pirandelliana.

Una tunica bianca larga, sotto pantaloni larghi anch’essi rigorosamente bianchi. Due cubi per sedute sporadiche durante il monologo e luci e suoni ad effetto. Un monologo di un’ora abbondante gestito con sapiente alternanza dei toni e della gestualità plurime dei personaggi.

“Ti pende verso destra… il naso” gli fa notare Dida la moglie in apertura con quel tipico accento siciliano lentamente cadenzato e quel momento Vitangelo Moscarda non farà che cercare la sua vera identità avendo percepito in modo folgorante che non sia una sola l’immagine che gli altri hanno di lui ma tante, centomila e che nessuna in realtà possa annoverarsi come quella reale.

Vitangelo si guarda allo specchio e vede la sua immagine riflessa e non riesce a trovare il modo di vedersi senza specchiarsi nel suo sguardo, nei suoi occhi e questo lo turba, lo inquieta, lo innervosisce. Neppure nella solitudine si è soli impreca perché si è con sé stessi e con quell’idea di cui non ci si può spogliare in modo alcuno. Si mortifica perché la moglie lo apprezza e lo desidera  nelle misure comportamentali di cui si è corazzato ma che non gli corrispondono, che non sono il suo unico io.

Sul legno levigato del palco, un Lo Verso a piedi nudi introduce la platea nei suoi discorsi, coinvolge con una introspettiva riflessione topica dell’essere umano che non si dica scialbo di inquietudini e procede con una parlata che riporta nell’isola lontana quanto mai vicina. Vitangelo in preda alla sua implacabile ansia di conoscersi nella sua autenticità, decide di cambiare vita nonostante sia un ricco figlio di banchiere e anche contro il volere della moglie Dida che nel frattempo si allea con Quantorzo e Fibo i due amministratori della banca per farlo rinchiudere, prosegue imperterrito nella sua ricerca. Anna Rosa, amica di Dida, sarà colei che innamorata di Vitangelo cercherà di aiutarlo ma in voga dei suoi discorsi arriverà a sparargli. Un boato sul palco. Vitangelo rappresenta nelle sue rappresaglie emotive, le centomila maschere che la società ci obbliga a portare nel nostro rivestire più ruoli contemporanei che sia di marito, amico, collega, datore di lavoro.

Una scrittura ironica che rende luminoso e attuale il nome di Pirandello nell’esaltare la complessità dell’esistenza e la necessaria frantumazione dell’io per arrivare all’essenza.

Un’opera e un’interpretazione diretta e verace traghetta un messaggio universale ed eterno: la verità della propria personalità confusa  e celata dietro il caos quotidiano delle regole sociali ed imposizioni.

Vitangelo, ormai folle, convergera’ la sua personalità con l’albero, la nuvola, il vento. Con tutto e nessuno. Scoppia l’applauso e la scritta che chiude sul nero del sipario è “sono figlio del caos” a rimarcare ogni tratto dello spettacolo. Pur in 150 anni, l’opera di Pirandello appare più che mai attuale detentrice e foriera di una riflessione profondamente vera.

Monica Baldini