L’Uomo Gatto: “Non chiamatemi leggenda, non lo accetto. Vi stupirò ancora”

Intervista realizzata dal giornalista Daniele Bartocci

PORTO SAN GIORGIO – Grinta, carica ed entusiasmo. E’ stata un’estate all’insegna del bel tempo per l’Uomo Gatto, al secolo Gabriele Sbattella, uno dei personaggi più amati della storia della televisione italiana. Davvero un Catman a tutto campo quello che si è concesso a una lunga intervista. Un autentico fiume in piena, ricco di emozioni ed aspettative e con tante cartucce ancora da sparare. Da Porto San Giorgio, città in cui attualmente abita, a Civitanova Marche per una gustosa cena in un noto locale della zona in cui si è raccontato a 360 gradi, senza limitazioni o censure.

La storia dell’Uomo Gatto parla chiaro e non ha bisogno di grandi presentazioni. Icona indimenticabile del noto programma televisivo Sarabanda condotto da Enrico Papi, Catman nasce a Sant’Elpidio a Mare il 7 Novembre 1971. Termina gli studi e la scuola di interpreti linguistici a Misano Adriatico, poi inizia a lavorare come animatore turistico in alcuni villaggi, dalla Toscana all’Emilia Romagna. Apparse in tv per la prima volta il 12 novembre 2002 nel programma Sarabanda, in seguito a due casting, e riuscì subito a sconfiggere il famosissimo Giulio De Pascale, in arte Max Il Campione Mascherato. Da lì una scalata ininterrotta di 79 puntate da protagonista: tre mesi consecutivi di successi fino all’uscita di scena ad opera di Tiramisù.

Gabriele – con il suo look inconfondibile fatto di camicie bizzarre e pettinatura stravagante ma soprattutto grazie alla sua cultura musicale da oscar – riuscì subito ad entrare nel cuore della gente. Fu ribattezzato da Enrico Papi come L’Uomo Gatto per i suoi trascorsi come ballerino nel musical Cats, in cui interpretava il dio dei gatti. Ecco l’intervista integrale.

Il 2002 per te rappresenta l’anno della svolta… Gabriele Sbattella diventa ufficialmente l’Uomo Gatto. Cosa ricordi di quell’annata?

Quando sono riuscito a sconfiggere Max il Campione Mascherato mi sono sentito il Rocky Balboa della situazione, anche se a dir la verità non mi sono goduto al massimo la vittoria. Infatti temevo che la gente avrebbe reagito male.. Max era stimato e amato un casino, io non ero nessuno. Fortunatamente poi non è andata come pensavo e ancora oggi tanta gente mi ama. L’annata 2002? A dire il vero preferisco dimenticarla specie per tre motivi: il nostro capo-villaggio, nel Ravennate, si divertiva a creare tensione in noi animatori piuttosto che spirito di squadra. Il clima non era dei migliori, pioveva sempre… L’Italia calcistica uscì agli ottavi mondiali contro la Corea con un arbitraggio contestatissimo.

Quasi 80 puntate consecutive con Enrico Papi, poi è arrivato Tiramisù che ti ha mandato a casa… Che sensazioni hai provato nell’uscire di scena?

Complimenti a Tiramisù, d’altronde era normale che prima o poi sarebbe arrivato qualcuno capace di sconfiggermi in puntata… In ogni modo, da lì in avanti sono arrivate per me tante chiamate da giornali, studi televisivi, locali e club del centro-nord. Addirittura qualche fan mi mandava regali a casa…

Sinceramente ti saresti mai aspettato tutto questo successo griffato Catman?

No, nella maniera più assoluta. All’inizio, appena entrò Tiramisù al mio posto, pensavo di tornare in qualche villaggio turistico da animatore, poi il calore del pubblico mi ha fatto cambiare idea… A tal proposito ricordo con piacere la mia presenza negli studi Rai di Via Teulada a Roma e negli studi di Quelli che il Calcio in via Mecenate a Milano con Simona Ventura… In tanti mi bloccarono all’ingresso chiedendo foto, autografi, c’era perfino chi voleva stamparmi baci sulla guancia… Nel ricordare quelle scene di isteria collettiva, mi sembra di vivere ancora un sogno. Qualche regista, sin dai primi tempi, chiese al mio agente: ma chi diavolo mi hai portato oggi, che ci sono così tanti fans? Un attore di Hollywood? E più di una volta, all’uscita dagli studi televisivi, ho rischiato di perdere taxi, treni e voli… Un’emozione immensa.

Cosa non concepisci del contesto televisivo?

Non mi piace chi vive solamente per criticare i personaggi famosi. Non sopporto l’arroganza e la maleducazione di quella fascia di stakeholder chiamata haters. Ancora oggi qualcuno mi critica sui social network per partito preso e io mi diverto a rispondere postando sotto al commento una semplice caramella. Se tanta gente mi ha voluto e mi vuole ancora bene ci sarà un valido motivo….

Cosa rispondi invece a coloro che sostengono che l’Uomo Gatto è ormai una figura morta e sepolta?

Che sono ancora vivo ed estremamente carico… Gabriele Sbattella si diverte e ricevo tante chiamate e inviti in locali, eventi, manifestazioni e studi tv… E il recente successo a Caduta Libera non rappresenta per me un punto di arrivo perché ho ancora numerose cose da proporvi.

Sei stato uno dei protagonisti dell’ultimo Sarabanda… Hai vissuto questa esperienza con l’entusiasmo di 15 anni fa, lo si è visto bene… Come è nata l’idea di tornare da Enrico Papi? 

A dir la verità non ci volevo andare inizialmente al Sarabanda del Ventennale. Ma non perché non ero allenato a livello musicale… Io, la mia famiglia e la mia ex ragazza abbiamo subito negli ultimi tempi numerosi attacchi mediatici da parte dei cosiddetti haters. Mi hanno perfino accusato di essere stata la causa principale della rovina di Sarabanda… Mi hanno ferito fino in fondo dandomi perfino dell’omosessuale, categoria di popolo che io personalmente rispetto in tutte le sue forme… Dopo aver seguito a febbraio il Festival di Sanremo in qualità di giornalista (Gabriele è iscritto all’ordine dei pubblicisti, ndr) insieme ad una troupe televisiva di Sky, la gente che mi vedeva in giro in Liguria mi ha riempito d’affetto, chiedendomi molte foto e autografi… Tutto ciò ha rappresentato per me un chiaro emblema che il popolo televisivo mi vuole ancora bene e dunque non ho voluto darla vinta agli haters.

Come hai vissuto lo scorso dicembre le puntate in Caduta Libera, trasmissione Mediaset con Gerry Scotti, e il viaggio vinto a Dubai?

Io personalmente adoro Gerry, condividiamo la stessa passione per la musica. D’altronde la mia famiglia è cresciuta a pane e Deejay Television. A Caduta Libera sono riuscito a portare a casa 11.000 euro. Il viaggio a Dubai me lo sono invece guadagnato rispondendo ad una domanda che riguardava proprio una città degli Emirati. Una città, Dubai, che considero il Lunapark dei grandi, con vie di shopping e skyline di grattacieli impressionanti. Di notte sembra di essere nel film ‘Blade Runner’ con Harrison Ford. Che dire, è stato bello vedere da italiano auto come Ferrari e Lamborghini e negozi di moda tutto Made in Italy. Forse è il simbolo che qualcosa noi italiani sappiamo anche fare…

Non dimentichiamo nemmeno il tormentone estivo ‘Mooseca’ con Enrico Papi

Che grandi risate. Enrico è un amico, ci siamo conosciuti per la prima volta al mio casting nel 2002. Se fossimo giocatori di calcio saremmo due punte, magari del Barcellona o Real Madrid. Siamo due tipi molto comici, uno la spalla dell’altro. Con Enrico mi piacerebbe un giorno realizzare una trasmissione televisiva del tipo ‘Viaggio Milano-Roma” dove potrebbero esserci due personaggi che raccontano con il sorriso a trentadue denti le proprie storie e i propri aneddoti personali.

Cosa rappresenta per te la musica?

Per me le note musicali rappresentano linfa vitale. Ascolto musica da quando avevo 2 anni. All’inizio era un passatempo, poi è diventata una grande passione. La mattina, tuttora, apro gli occhi e ascolto musica. Durante i viaggi mi fa una compagnia immensa, mi piace ascoltare numerosi artisti degli anni ’60-’70 e ho anche delle compilation che amo creare io ad hoc.

Quali sono i tuoi singoli del cuore?

Sicuramente Occidentali’s Karma di Gabbani, canzone che mi dà grande allegria e mi ricorda Sanremo; A Blue Shadow di Berto Pisano, pezzo del 1974; a pari merito ‘Risveglio’ dei Pooh del 1977, singolo di una dolcezza infinita; infine la Pastorale di Beethoven, che infonde tanta pace, e la colonna sonora di ‘C’era una volta in America’ che riesce ancora ad emozionarmi.

Ti abbiamo visto anche nei panni di cantante, in occasione della presentazione, il 31 maggio scorso, del tuo nuovo singolo Samba

Mi è sempre piaciuto cantare, ma assolutamente non voglio diventare un cantante professionista. Voglio solo divertire, divertire e divertirvi. Samba è un brano carnevalesco, è una canzone con ritmo latino-americano che se da un lato possiede una vena malinconica dall’altro trasmette allegria. L’idea mi è venuta in mente in occasione di Sanremo lo scorso febbraio. Appena ho visto l’Ariston mi sono detto che avrei potuto morire davanti a quella fantastica cornice. Clima incredibile, indescrivibile. Proprio la colorita tintarella che mi ha saputo offrire il sole di Sanremo mi ha ‘regalato’ l’idea di improvvisarmi cantante nel nuovo singolo Samba… Una cover del successo datato 1968 di Don Backy, già in vendita su iTunes. A tal punto voglio salutare David Marchetti della Ghiro Records (Marchetti produce il singolo Samba ed è l’ex produttore anche di Anna Tatangelo, ndr) il quale durante la settimana del Festival mi ha fatto questa proposta. Con lui ho instaurato un grande rapporto professionale ed umano, lo considero ‘l’amico che non ho mai avuto’…

David Marchetti ti reputa un suo grande amico e ci comunica che hai un’intelligenza di livello superiore … e che la sua scelta di puntare su di te in Samba è stata una scelta artistica, visto che ti considera uno dei più grandi conoscitori della musica italiana, capace di pubblicizzare anche brani meno noti… Ringrazio David, una persona per me speciale.

L’ultimo scherzo delle Iene è stato molto divertente per il pubblico…

Preferisco non parlarne…

Obiettivi e ambizioni future?

Vorrei realizzare il mio secondo singolo nonché uscire con un album vero e proprio… E soprattutto trovare l’amore, ovvero la persona giusta che mi voglia bene non per il personaggio Uomo Gatto bensì per Gabriele Sbattella uomo… Il mio cuore ha sofferto troppo, ho avuto una difficile situazione sentimentale negli ultimi anni. Adesso voglio trovare la persona giusta, voglio che trionfi il vero amore.

Sei un marchigiano doc… Cosa pensi della regione Marche e ci sono luoghi italiani che ti sono rimasti nel cuore?

Durante la mia vita ho avuto la fortuna di girare molto. Ciononostante adoro la mia terra in tutto e per tutto, specie per la varietà di paesaggio che riesce ad offrire. Spero ci si riesca a rialzare dopo questo terremoto brutale che ha colpito il centro Italia. La mia seconda casa rimane in ogni modo l’Emilia Romagna. E’ una regione che amo fino in fondo, mi piace molto il carattere delle persone, accoglienti e disponibili. La città di Cento, dove ho vissuto con la mia ex ragazza per 3 anni e mezzo, è e sarà sempre nel mio cuore.  Si vive e si mangia molto bene e ha un carnevale bellissimo a cui ho partecipato come figurante per ben tre edizioni. Lì ero telecronista sportivo della squadra di basket della città, e se ancora porto con me la sciarpa dei tifosi di Cento è perché gli Old Lions sono un tifo unico in Italia. Non dimentico nemmeno gli anni trascorsi a Misano Adriatico, quando frequentavo da giovane una validissima scuola di interpreti linguistici. Ancora oggi so utilizzare le lingue molto bene, di conseguenza mi piace viaggiare.

Hobby e rimpianti dell’Uomo Gatto?

Musica, Milan e Bayern Monaco. Mi piace molto anche andare al mare a Porto San Giorgio e rilassarmi. A livello di rimpianti invece, sicuramente il non aver mai imparato a suonare la chitarra classica.

Uomo Gatto e Gabriele Sbattella… Figure differenti o identiche?

Gabriele è una cosa, l’Uomo gatto è un’altra.. Il primo è molto riflessivo, il secondo è più istintivo. Indubbiamente mi piacerebbe essere chiamato in qualche trasmissione televisiva e far sapere alla gente chi è veramente Gabriele Sbattella. Avrei tante cose da dire e tante cartucce da sparare.

Allora, Gabriele, ci prometti che tornerai presto in tv?Certo, non chiamatemi leggenda, mi fate arrabbiare. L’Uomo Gatto graffierà ancora e saprà stupirvi. A tutti coloro che mi vogliono bene mando intanto un caloroso Miao Miao…