Libri: Mario Sconcerti presenta “Storia del gol” a San Benedetto del Tronto

Mario SconcertiSAN BENEDETTO DEL TRONTO – Mario Sconcerti presenta “Storia del gol” stasera alle 21,30 presso lo Chalet Club 23 di San Benedetto del Tronto. Conversa con l’Autore Maurizio Compagnoni. Evento organizzato dal “Club degli incorreggibili ottimisti” in collaborazione con la Libreria. Sconcerti, fiorentino, da molti anni commenta i grandi avvenimenti del calcio per il Corriere della Sera e per Sky. Vive a Roma. Questo è il suo ottavo libro.

IL LIBRO – Il calcio come lo intendiamo oggi ha la sua origine verso la fine dell’Ottocento, quando lo scopo del gioco non è più semplicemente strappare il pallone agli avversari, ma indirizzarlo in una zona ben precisa e delimitata del campo, che assume la forma di una porta. È la nascita del gol, che di questo sport incarna l’essenza. Eppure, nonostante chiunque ne avverta quasi naturalmente il fascino e il valore incomparabile, il gol è sempre stato inteso solo come mezzo per il raggiungimento di un risultato finale, la vittoria. Mario Sconcerti, una delle firme più note e prestigiose del nostro giornalismo sportivo, è il primo ad aver studiato il gol come gesto tecnico puro, come costruzione ed evoluzione del gioco, ripercorrendone la storia dai tempi pionieristici degli scudetti del Genoa e del Milan all’inizio del secolo scorso al calcio superprofessionistico e televisivo di oggi. Da quando, cent’anni fa, i campi erano senza erba, fangosi o duri come l’asfalto, e i palloni, tutt’altro che sferici, andavano dove volevano e diventavano pesantissimi con la pioggia, difficili da colpire di testa: fattore che, unito all’altezza media degli italiani, all’epoca di un metro e sessantacinque, produceva da noi un gol veloce, un po’ avventuroso, costruito con la palla a terra. A quando, quarant’anni dopo, finita la seconda guerra mondiale, siamo stati invasi da giovani giganti svedesi e danesi (Nordahl, Præst, Liedholm, Jeppson, i fratelli Hansen) che chiedono, invece, la palla alta. Sarà poi la volta di argentini e brasiliani, che ci insegnano il gol leggero, vellutato, quasi danzato. Finché, per osmosi, i più bravi diventiamo improvvisamente noi, con i nostri fantasisti (Baggio, Mancini, Del Piero, Totti), perfetta sintesi dei fuoriclasse europei e sudamericani. E poi si cambia di nuovo: segnare diventa espressione tattica, vittoria atletica, perfetto equilibrio di forza e tecnica. Il gol, quindi, è il manifesto di un’epoca. Non è mai uguale, ha sempre un passato e un futuro, è sempre la tappa di un’evoluzione. Studiarne la storia significa mettere insieme grandi uomini e il loro modo di costruire calcio e sentimenti. E significa anche azzardare un giudizio finale, accettare la sfida impossibile di una classifica tra leggende. Era meglio Valentino Mazzola o Boniperti? Meglio Piola o Riva? Meglio Meazza o Rivera? Meglio Pelé o Maradona? Per finire con la domanda delle domande: chi è stato il migliore di tutti? Al gol l’ardua sentenza.