Le bambine che siamo state: l’8 marzo presentazione a Pesaro

Le bambine che siamo state: l'8 marzo presentazione a PesaroPESARO – Giovedì prossimo 8 marzo ore 10, presso il Palazzo della Prefettura di Pesaro (Loggia del Genga) ci sarà la presentazione del volume “Le bambine che siamo state” di Giuliana Tomassoli Cermaria, intervento di Annalisa Zadra, psicologa e psicoterapeuta.

Prefazione di Giuliana Tomassoli Cermaria

Ogni libro è un figlio che nasce dopo una lunga gestazione. Sono idee e pensieri stratificati, immagini che si affiancano ai pensieri e considerazioni che se ne traggono, incontri che aggiungono contenuti e letture che portano altri contenuti. Tutto questo forma una massa critica che, sotto l’influsso forte di una situazione emotiva particolare, porta alla decisione, direi meglio alla necessità, di trasformare l’idea in progetto, e di farla diventare un libro. Questo libro nasce così. Porta in sé continuità e innovazione.

Continuità nella ricerca storica, nell’attenzione al sociale che muove a rappresentare quante più figure sia possibile, nel dar loro voce, nella ricerca dell’armonia espressiva e grafica; innovazione nella dimensione che si apre a considerare le persone in se stesse, guardandole riducendo al minimo i riferimenti al contesto territoriale. Innovazione anche nella scelta del bianco e nero come modalità espressiva essenziale. Parliamo di bambine, o meglio parliamo delle bambine che siamo state, noi donne adulte di oggi. Attraverso le immagini, dove siamo esclusive protagoniste, ritroviamo tratti somatici e atteggiamenti. Sullo sfondo si riconoscono luoghi, ma rimangono volutamente sullo sfondo. Sarà il lettore a scegliere di viverne le suggestioni. Le bambine che siamo state appaiono così, isolate, al centro del loro mondo emotivo.

Gli anni dell’infanzia, in cui avviene la più straordinaria crescita dell’essere umano, vedono anche l’incisivo apprendimento di elementi fondamentali: le linee guida della persona adulta. Qui va concentrata la nostra attenzione. Tralasciate le riflessioni sui condizionamenti familiari, collocate le bambine in una dimensione astratta di autonomia, l’accento è posto sulle letture, sulle favole e sui racconti che hanno accompagnato gli anni dell’infanzia, lasciando segni decisivi nella composizione dei copioni elettivi di ogni bambina.

La scelta stilistica é quella di dedicare l’attenzione alle sole bambine delle varie epoche attraversate, dalla fine dell’ ottocento agli anni ottanta del novecento. Le immagini provengono da archivi pubblici e in gran parte da archivi privati del nostro territorio, inteso in un’accezione più ampia. Anacronistico pensare ad un legame troppo stretto con un campanile. Con una consuetudine già avviata nei libri precedenti, questa volta diventata una vera e propria determinazione, unisco nella rappresentazione realtà territoriali diverse. Come avviene nella realtà inoltre il libro infrange la barriera del tempo: in ogni epoca coesistono generazioni diverse.

Questo il senso delle bambine unite nelle stesse pagine, a simbolo dei mondi diversi che quotidianamente si rapportano nella famiglia, nella società: sono madri e figlie, sorelle, amiche, colleghe di lavoro. I racconti di alcune protagoniste hanno confermato la scelta di ampliare l’orizzonte: figure presenti da più di mezzo secolo in una città le cui radici si trovano in un luogo diverso da essa.. Riconoscere e lasciare memoria delle proprie origini non permette cesure, ma la serena considerazione del fatto che le nostre radici, lunghe e sotterranee, possano portare altrove.

A volte basta poco a farle affiorare in superficie. Questo il mio impegno: valorizzare la matassa aggrovigliata di elementi che ci legano, da dove germogliano culture, individualità, movimenti, comunità, flussi di pensiero, tutti diversi ma tutti comunque collegati. Nel dipanarsi delle storie possiamo ritrovare qualcosa del nostro vissuto. Attraverso i testi vediamo i cambiamenti del ruolo femminile, le regole dettate, i valori positivi trasmessi, l’educazione emotiva, civica e sessuale impartita, e anche le prevaricazioni fatte assimilare goccia a goccia. Un lavoro di ricerca basato su materiale cartaceo datato, per lasciarne almeno una sintesi, se pure limitata e parziale, tralasciando le favole più celebri, ancora reperibili e presenti nell’immaginario collettivo.

Attraverso il lessico dei brani vediamo i cambiamenti nell’uso della lingua italiana. La trame forniscono spesso informazioni sul contesto sociale dei diversi periodi storici. Il libro non trae conclusioni, se non la certezza che gli anni dell’infanzia siano profondamente ricettivi. Da qui possono nascere molte riflessioni sul valore dei contenuti che arrivano oggi alle bambine, e in generale ai bambini. In una cultura dominata dall’immagine, quanto spazio rimane alla lettura? In un’epoca in cui è passata l’equazione digitale uguale positivo, quale valore si attribuisce ad essa? È considerata necessaria o alternativa o antiquata? Quali sono le immagini e i contenuti che stanno influenzando inevitabilmente la crescita delle generazioni? Le piccole native digitali su che cosa stanno costruendo il loro futuro? È qui che volevo arrivare.

Lo sguardo indietro é funzionale a guardare avanti. Termino il mio lavoro con queste domande. Qualcuno, tra un po’di tempo, forse deciderà di provare a vedere come sono andate le cose. O forse sarebbe meglio pensarci subito.