Così candida e forte, la neve non abbandona Fano

testo e foto di Monica Baldini

FANO – A vederla scendere così portentosa e ininterrotta domenica sera sembrava davvero una burrasca di quelle montane che avrebbe lasciato le sue tracce nel territorio e nella cronaca dei giorni successivi se pur avrei sfidato qualsiasi mente fanese a dirmi allora che si sarebbe attesa cotanta neve!
Una coltre che ad oggi 28 Febbraio ricopre vie, macchine e tetti, persino sedie e tavolini con una altezza che le sopraeleva e le dà una nuova immagine.
Un candore che incornicia le linee spigolose, i tagli netti delle strade che si intersecano nel tessuto cittadino, smussa gli angoli e ridipinge i contorni e gli sguardi.
Le percezioni mutano tra i passi, le sensazioni si accodano e ci accompagnano in una tenera profusione di ingenuità e apparente inesistenza reale.
“Non è come gli altri giorni camminare qui, al porto o in città, non è come sempre”, si mormora tra amici.
Vige una beata tranquillità che erge vittoriosa sulle camerate di traffico e nervosismi sonori dei clacson e dei cellulari che squillano al solito nel brulichio quotidiano.
Pochi i viandanti, molte le pedate ma non ci si urta né ci si cerca tra la neve, basta a sé il guardare stupito del paesaggio con gli occhi di una anima che rinvigorisce come in una primavera inattesa.
E’ un’immersione tra il bianco che ovatta e disperde i confini, allarga il respiro, paca la fretta giornaliera e ci infligge un dovere andar oltre il comune vivere per percepire. Dobbiamo riaccordarci a noi in altro modo per godere della gioia di trovarsi in una città immobile e inghiottita dalla neve, ritrovare un seme che ci porti a essere gioiosi pur nella difficoltà, ora più che ieri dobbiamo concederci il vanto di esserci e assaporare il gusto nuovo di una realtà mutata nella forma ma non ridisegnata nella sostanza.
Le scuole chiuse da lunedì 26 febbraio non riapriranno fino a venerdì 2 marzo, molti esercizi sono rimasti a battenti scesi ad eccezione di alcuni bar e ristoranti e di chi si occupa di pulire le strade che si è fatto persino doppi turni.
Il porto è fermo, i pescherecci bianchi. Gli spazzaneve circolano lungo vie residenziali seguiti da poche auto che a rallentatore procedono in brevi tratti scuri e puliti.

Si accostano al bianco, fanno rumore, riportano alla velocità ma per poco, basta voltare l’angolo e il mare si confonde con il grigio del cielo terso e la coperta imbiancata della spiaggia. I cani si rincorrono e qualche pupazzo con carote e pitosfori sulla testa spunta tra il manto disteso. I bambini giocano a festa, si divertono a palle di neve e a scorrere sugli slittini trascinati dai nonni e dai genitori.
E’ come dire “la quiete dopo la tempesta”, quel senso di salsedine che si assopisce e con esso ogni frastuono.
Neve, quanto mancavi alle nostre coscienze così assopite e inquinate e ora così ripulite dal tuo candore. Presto te ne andrai, ti scioglierai al sole timido che apparirà o alla pioggia che scenderà ma non lascerai un’impronta flebile. Te lo garantiamo.
Nella tua semplicità che manifesta parvenza di debolezza hai denotato una forza maestra capace di darci memorabili insegnamenti e una tenacia che senza chiedere alcun permesso ha posto in tua dipendenza ogni vita.